L'itinerario ricalca il percorso storico per l'ascesa al Vesuvio dalla cittadina di San Sebastiano sino ai piedi della collina su cui sorge l'Osservatorio Vesuviano. Il sentiero, idoneo anche ippo- via, percorre parte del tracciato del trenino a cremagliera che collegava la Centrale Elettrica (oggi nota come Stazione Cook, di proprietà dell'Ente Parco e recentemente ristrutturata) all'Osservatorio-Eremo.

Il tratto di cremagliera (sistema di trazione ferroviaria impiegato in casi di notevole pendenza) faceva parte di una più ampia linea ferroviaria che dal 1903 trasportava i turisti da Pugliano (Ercolano) alla Stazione Inferiore della Funicolare. L'eruzione del 1944 distrusse in modo irreparabile la funicolare, che nel 1953 venne sostituita da una seggiovia, chiusa poi nel 1984 perché spesso inagibile a causa del vento.

Ma la ferrovia era ormai sulla via del tramonto e nel 1955, con l'ultimazione della strada che da Ercolano sale sino a quota mille, trenino effettuò la sua ultima corsa.

Lunghezza 2.906 metri a/r
Quota Massima 538 metri s.l.m.
Tempi di percorrenza 2 ore a/r
Difficoltà Media (percorso pendente)
Partenza/Arrivo San Sebastiano al Vesuvio

Il primo tratto del sentiero procede in leggera salita lungo una strada asfaltata, fiancheggiata da filari di pini, che attraversa dei terreni coltivati. Si costeggia la parte terminale della spettacolare colata lavica del 1944, che appare per gran parte dell'anno come una grigia distesa per la presenza dello Stereocaulon vesuvianum, ma che in tarda primavera si trasforma in un'esplosione di colori, grazie alla fioritura delle ginestre e della valeriana rossa.

Gli uccelli sono quelli tipici delle zone rurali e della macchia mediterranea: il verzellino dalla gialla livrea, lo zigolo nero dal lungo trillo, l'averla piccola, che dal posatoio scruta attentamente la campagna in cerca di prede, l'occhiocotto, che fra rovi e cespugli costruisce il proprio nido; all'imbrunire gli uccelli diurni terminano le loro attività per lasciare spazio ai dominatori delle tenebre, inizia così la caccia notturna del barbagianni, della civetta, dell'assiolo.

Alla fine della via asfaltata una fumarola situata tra i blocchi di lava, permette di “toccare con mano” il calore del vulcano, a soli 450 m s.l.m. Inizia poi un percorso sterrato in salita, e superata una sbarra ci si immerge in un ambiente ombroso, dominato da un bosco misto con un ricco sottobosco caratterizzato, tra le altre specie, dal pungitopo ed il giglio rosso; le essenze arboree più diffuse sono la robinia ed il castagno. Dopo qualche centinaio di metri dalla sbarra è posta la meta ravvicinata, dove è possibile individuare l'antico percorso del trenino a cremagliera. Lungo il cammino sono visibili varie opere di ingegneria naturalistica; salendo si giunge ad un punto di sosta panoramico sul golfo di Napoli che rappresenta la meta intermedia.

Il sentiero procede sino ad uno slargo, dove la vegetazione si arricchisce della presenza del sambuco e del biancospino, tra il fogliame si nota la presenza di un pozzo di età borbonica per la raccolta dell'acqua piovana. L'itinerario prosegue sino alla strada provinciale tuttavia si consiglia una deviazione lungo il sentiero n. 9, attraverso il viottolo di sinistra, che in breve tempo conduce alla colata lavica del 1944, da cui si gode di un panorama mozzafiato.

Si riprende quindi il percorso dell'andata procedendo in senso inverso sino all'ingresso dove è posta la meta d'itinerario.

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