L'itinerario ripercorre lo stradello dell'Olivella, che inerpicandosi tra le campagne di Sant'Anastasia conduce alle omonime sorgenti, che zampillano a 382 metri s.l.m.. La presenza di acque sorgive è un evento particolarmente raro nel territorio del Parco; a causa della natura permeabile delle rocce vulcaniche, infatti, le precipitazioni raggiungono direttamente le falde, senza originare fonti.

Il percorso consigliato parte dal centro di Sant'Anastasia e prosegue per una stradina sita sul lato destro dell'antica chiesa di Santa Maria la Nova, ma è possibile immettersi sullo stradello Olivella anche imboccando la viuzza che si diparte da piazza S. Antonio, mantenendosi poi a sinistra al primo bivio. Lungo la via sono visibili le insegne religiose che segnano le tappe della Via Crucis.

Si prosegue costantemente in lieve salita attraverso paesaggi tipicamente rurali, dominati da vigneti e frutteti. Sovrana incontrastata della zona è l'albicocca, che alle falde del Vesuvio, grazie alle particolari condizioni pedoclimatiche, è presente con più di 80 cultivar, molte delle quali endemiche. Aromi, sapori e profumi di grande qualità contraddistinguono le varietà vesuviane più note della “crisommola”, nell'idioma napoletano (dal greco crysus/dorato e melon/frutto, cioè “frutto dorato”).

Proseguendo lungo il percorso, il Monte Somma si staglia sempre più imperante sullo sfondo con il caratteristico profilo, fortemente inciso da creste e valloni, mentre gli scorci agresti lasciano localmente spazio a modeste apparizioni della macchia mediterranea ed altre forme di vegetazione spontanea.

Lunghezza 3.730 metri a/r
Quota Massima 370 metri s.l.m.
Tempi di percorrenza 2 ore e mezza a/r
Difficoltà Bassa
Partenza/Arrivo Via Ulivella (San'Anastasia)

Dopo oltre 1,5 Km di cammino si raggiunge un bivio, l'itinerario procede sulla destra, dove una sbarra segna l'inizio della via sterrata che conduce alle sorgenti. Dopo pochi metri sul lato destro si può scorgere la sorgente inferiore. L'ingresso è costituito da archi in pietra vulcanica e calcarea, fatti erigere nell'Ottocento da Ferdinando di Borbone, il quale fece convogliare le acque dell'Olivella in condutture che giungevano nella Reggia di Portici e nella città di Napoli.

Oggi a protezione delle due storiche fonti sono posti piccoli cancelli che ne sbarrano l'accesso. Procedendo lungo il tracciato si raggiunge un suggestivo anfiteatro naturale, ove è posta una statua della Madonnina. Una parete mostra in maniera molto evidente gli strati dei prodotti vulcanici, depositi di caduta si alternano a depositi di colata piroclastica. Grazie ad un microclima umido la vegetazione circostante è lussureggiante ed il cinguettio degli uccelli accompagna sovente il visitatore. Il bosco presenta essenze quali robinia, roverella, ailanto, orniello. In primavera la zona è anche Caratterizzata dalla fioritura delle incantevoli orchidee Ophrys sphegodes e Cephalantera longifolia.

In virtù della presenza di acqua, così scarsa nel resto del Parco, l'Olivella ospita una ricca comunità faunistica, costituita anche da diversi micromammiferi, tra cui il grazioso topo selvatico ed il meno diffuso toporagno comune, un piccolo insettivoro dal muso allungato. Tra gli uccelli nidificanti l'usignolo, dal melodioso canto, l'occhiocotto, che deve il nome ad un caratteristico anello rosso intorno all'occhio, la sterpazzola, agile e veloce anche tra le fronde più intricate ed il piccolo scricciolo, che si sposta sovente sul terreno alla ricerca di cibo. Una breve scalinata sale sino alla sorgente superiore.
Per il ritorno si riprende il percorso dell'andata procedendo in senso inverso.

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