Questo breve quanto piacevole itinerario permette di vivere l'emozione di passeggiare su una colata lavica, attorniati da un paesaggio quasi lunare. Il percorso, particolarmente idoneo anche alle scolaresche, parte nei pressi dell'Osservatorio Vesuviano ed è pertanto possibile conciliare anche una visita al museo, annesso alla struttura, che espone antichi strumenti scientifici ed ospita una mostra permanente sull'affascinante mondo dei vulcani.

Appena imboccato il tracciato, si procede in discesa immergendosi in un bosco di latifoglie, con essenze quali robinia, castagno, nocciolo, carpino nero e roverella, mentre nel sottobosco trovano vita alcuni esemplari di biancospino.

Superato un gradone, ci si immette in una strettoia sulle cui pareti sono evidenti le pomici del 79 d.C., fino ad arrivare ad uno slargo, punto di incontro con il tracciato in discesa del sentiero 8, dove si nota la presenza di un pozzo di età borbonica per la raccolta dell'acqua piovana e si osserva un bell'esemplare di sambuco.

Lunghezza 1.039 metri a/r
Quota Massima 568 metri s.l.m.
Tempi di percorrenza 1 ore a/r
Difficoltà Bassa
Partenza/Arrivo Via San Vito (Ercolano)

Ripreso il cammino, dopo un primo tratto in salita, il selciato si presenta pianeggiante. Il sottobosco si arricchisce di essenze come l'euforbia, l'edera, la rosa selvatica e il tamaro, riconoscibile per i fusti rampicanti e le piccole bacche rosse che maturano in autunno, mentre in primavera è possibile ammirare alcune specie di orchidee, come la Dactylorhiza saccifera, dai fiori rosa striati di porpora.
Salito un piccolo gradino ci si incanta davanti all'esplosione dei colori della macchia mediterranea: il giallo delle ginestre e dell'elicriso, il porpora della valeriana, il lilla della vedovina marittima, il bianco della carota selvatica.

Il tratto di macchia mediterranea conduce al “fiume di lava”, colonizzato dal lichene pioniere Stereocaulon vesuvianum, che gli conferisce una tipica colorazione grigio-argentea. Sulla sinistra uno spuntone roccioso si protende verso Napoli: lo sguardo si perde sul golfo partenopeo con le sue isole e sui versanti nudi del Vesuvio e quelli dei Cognoli di Giacca e di Trocchia del Monte Somma.

La colata lavica risale all’eruzione del 1944, l’ultima avvenuta: furono emessi 21 milioni di metri cubi di lava, distrutti numerosi centri abitati e le ceneri giunsero fino in Albania.

Per il ritorno si percorre il cammino dell’andata in senso inverso, la meta di itinerario coincide con il punto di partenza.

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