La nascita del complesso vulcanico Somma-Vesuvio

La nascita del complesso vulcanico Somma-Vesuvio si fa risalire ad oltre 400.000 anni fa (datazione effettuata sui più antichi depositi vulcanici sottomarini raccolti con perforazioni profonde), benché le informazioni più certe riguardino solamente gli ultimi 25.000 anni. La storia vulcanica viene solitamente suddivisa in tre periodi principali (rivedere un po’ le date vedi cronoprogramma più avanti).

Dalle origini all’eruzione del 79 d.C., periodo in cui si formò l’antico vulcano, il Monte Somma, che successivamente fu demolito da una serie di eruzioni esplosive molto antiche (tra 17.000 e 4.000 anni fa).

Dal 79 d.C. al 1631. Nel 79 d.C. l’eruzione violentissima che seppellì sotto alcuni metri di ceneri bollenti e colate di fango le città di Pompei, Oplonti, Ercolano e Stabia, e che fu seguita da diverse eruzioni nei secoli a venire.

Dal 1631 ad oggi. Nel 1631 un’altra violenta eruzione aprì una nuova fase di attività persistente del vulcano, caratterizzata da numerose eruzioni, molte delle quali di tipo prevalentemente effusivo. Nel 1944 l’ultima eruzione, che fece entrare il Vesuvio nell’attuale fase di “riposo attivo”.

© Carlo Falanga

Primitivo Monte Somma

All’inizio dell’era quaternaria (seconda fase eruttiva dei Flegrei) un’eruzione di trachiti fu all’origine del primitivo Monte Somma; altri due parossismi si verificarono tra il 6000 e il 3000 circa a.C. e tra il 3000 e l’era cristiana, dando luogo soprattutto a emissioni di basalti leucitici.

Successivamente, dopo un lungo periodo di quiete, l’attività vulcanica si manifesò mediante scosse di terremoto che precedettero, a partire dal 5 febbraio del 63 d.C. (terremoto descritto da Seneca), la terribile eruzione verificatasi il 24 agosto del 79 d.C., durante la quale furono completamente distrutte nonché sepolte da una spessa coltre di cenere, lapilli e lava le tre città di Ercolano, Pompei e Stabia.

Questa eruzione, definita pliniana, che secondo alcuni diede origine all’attuale Gran Cono del Vesuvio, fu la prima storicamente datata e documentata in una celebre lettera a Tacito scritta da Plinio il Giovane, che nel cataclisma, perse lo zio, Plinio il Vecchio, vittima della propria passione naturalistica.

1944: l'ultima eruzione

Tra le eruzioni successive si ricordano quelle del 202, 472, 685, 1036, 1139 e quella violentissima del 16 dicembre 1631, che distrusse la maggior parte degli abitati situati ai piedi del vulcano, provocando circa 40.000 vittime e durante la quale la lava raggiunse il mare. L’attività del Vesuvio venne nuovamente segnalata nei secc. XVII, XVIII e XIX (1822, 1855, 1858, 1861, 1872).

Seguirono altre eruzioni che trasformarono completamente la sagoma del cratere; dopo il violento parossismo del 1906, durante il quale furono eruttati milioni di metri cubi di lava, si determinò infatti sul Gran Cono una paurosa voragine craterica. L’ultima eruzione avvenne nel marzo del 1944: furono emessi 21 milioni di metri cubi di lava, distrutti numerosi centri abitati e le ceneri giunsero fino in Albania.

Da quel momento il vulcano non ha più dato luogo a fenomeni eruttivi, sebbene le frequenti manifestazioni sismiche stiano a dimostrare il suo stato di riposo attivo. Il vulcano è stato, ed è attualmente, oggetto degli studi più approfonditi riguardo alla previsione di eruzioni, studi che nulla lasciano oggi presagire su un immediato risveglio.